FESTIVAL APERTO 2020, XII edizione

Dal 25 settembre al 15 novembre, nei Teatri Valli, Ariosto e Cavallerizza di Reggio Emilia, si svolgerà la dodicesima edizione del Festival Aperto, con un programma di spettacoli, installazioni e performance costruito dalla Fondazione I Teatri in partnership con il ReggioParmaFestival e con la complicità di alcuni artisti cui è stato chiesto di ripensare i propri progetti in un’ottica post pandemica. Per un festival che vanta da sempre una “connessione con il mondo”, un anno così moltiplica gli interrogativi sul senso stesso di fare spettacolo. E non è solo questione di Covid: mille altre crisi si sono inasprite. Ma anche mille fatti di solidarietà, abnegazione e umano rispetto, contagiano il mondo, e il Festival Aperto vuole aumentare questo tipo di contagio. Rimarcare che ogni fatto, per quanto tragico, contiene il suo rovescio. Tentare di decifrare questo strano tempo. Lavorare con le contraddizioni, aprire nuove prospettive. Senza però distogliere lo sguardo dalla dimensione profondamente interrogativa che, al contrario, diventa il tema conduttore dell’edizione di quest’anno: COSA CONTA DAVVERO? (What really matters?) è il suo titolo.

La rassegna dà spazio alla coreografia italiana e internazionale, al circo contemporaneo, a diversi teatri musicali di oggi, ad atelier di creazione teatrale, a installazioni, senza dimenticare i suoi spettatori più piccoli a cui si rivolge la sezione per le famiglie, Apertokids. Il programma, con spettacoli e produzioni internazionali e prime nazionali, si muove, come sempre, sul filo dei confini fra arti, discipline e saperi. In particolare, il teatro musicale percorre il festival da cima a fondo con progetti che ne testimoniano le infinite possibilità di incrocio di linguaggi, nonché la capacità di prefigurazione di artisti (che, avendo progettato i loro lavori prima del virus, centrano tuttavia in pieno questioni che la pandemia ha non creato ma reso conclamate: condizioni di oscurità e isolamento, senso dello spazio-tempo, assenza e palingenesi). Al canto – nel senso più ampio possibile, anche non vocale – riporta una serie di concerti di taglio monografico e forti drammaturgie. Anche la danza di Aperto ci racconta il mondo, con sguardi obliqui ed emoziona(n)ti ci invita alla scoperta del senso delle cose, si e ci interroga sul presente e sul futuro. È un dialogo aperto da lungo tempo, quello del festival con la nuova danza italiana la cui dimensione di intima performatività trova nuovi motivi di riflessione in questo tempo post-pandemico. Infine, va sottolineato il lavoro di coproduzione del Festival Aperto con altre importanti realtà come Torino Danza, Roma Europa Festival, Biennale di Venezia, Fabbrica Europa, Bolzano Danza, Fondazione Nazionale della Danza, così come le collaborazioni con Angelica Festival, Dinamico Festival, Teatro Sociale di Gualtieri.

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